Guardare “oltre”, in profondità

Spesso e volentieri, gran parte delle persone che cercano di risolvere un qualunque problema – senza successo – ripetono le stesse azioni che le hanno condotte al fallimento precedentemente, speranzose che quella volta qualcosa cambi.

We can’t solve problems by using the same kind of thinking we used when we created them.

Albert Einstein

Parafrasando Einstein, per affrontare un problema che non riusciamo a risolvere non possiamo pensare di rimanere nell’ambito del problema stesso.

Per risolvere un problema che non riusciamo ad affrontare bisogna andare “oltre” al nostro solito modo di pensare/affrontare una data situazione. E’ il celeberrimo “errare humanum est, perseverare autem diabolicum” di autore sconosciuto e che tramanda la saggezza popolare. Perché allora vediamo gran parte del genere umano ripetere le stesse cose senza successo?

Perché è più facile nascondersi dietro una bugia che guardare in faccia la verità: perché la verità richiederà più impegno per essere “cambiata”.

Nel mondo del fitness e delle diete fallimentari la persona media che ha fatto “mille diete e poi ha ripreso peso”, inizia l’ennesima dieta uguale a prima sperando succeda qualche miracolo. Questo perché accade?

Perché alle abitudini ci si “abitua”, diventano parte integrante della nostra routine.

Probabilmente il problema è altrove, spesso e volentieri nello stile di vita: tutto questo la persona lo sa, ma è più facile raccontare ad una tavola di amici “che sono ancora per l’ennesima volta a dieta”, mentre tutti attorno sorridono, piuttosto che cambiare le proprie abitudini.

La persona in questi casi magari va dall’esperto della salute di turno e questi le dice che “deve” inserire attività fisica per dimagrire. La persona torna a casa e pensa “ma io non ho tempo!”.

E la persona ha oggettivamente ragione, la sua routine è piena di cose da fare e non ha tempo per inserire attività fisica, come non avrebbe tempo per inserire, per dirne una, un torneo di carte prima di cena.

Il problema è proprio qui: la persona ragiona e affronta il problema “devo inserire una mezz’ora di attività fisica”, stando all’interno della sua routine, del “problema”.

L’esperto della salute avrebbe dovuto sottolineare che la routine deve essere cambiata, che così non va bene, e che quindi bisogna togliere mezz’ora di qualcosa per poter dare spazio a quei trenta minuti di attività fisica.

I consigli, per quanto buoni, devono tenere conto di questo e devono chiarire che la persona deve togliere tempo a qualcosa per darlo a questa attività che nella routine ci deve stare per la salute (e magari aiutare la persona a trovare quale attività).

Questo è fare “coaching”(di qualunque tipo, sia chiaro, non solo nutrizionale), portare la persona ad andare “oltre” al suo normale modo di affrontare effettivamente i problemi, fornire lei dei consigli, ascoltare i suoi feedback e trovare soluzioni migliori.

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